ARIE PRECARIE

Realtà e Invenzione

La realtà L'invenzione
Due musicisti insegnanti di Conservatorio, Simona Marino, pianista ed Eduardo Carlo Natoli, compositore, una realtà di precariato che li porta ad insegnare per sei anni al Conservatorio di Terni e ad incontrarsi regolarmente con sole e pioggia, sulla banchina del diretto regionale delle 18.56 per Roma Termini. Un’ora e dieci di viaggio (spesso un’ora e trenta per inconvenienti delle FS) che diventano un piacevole rituale per scoprirsi umanamente ed artisticamente. Dal barocco all’elettronica, cos’è che li accomuna? Lei esperta bachiana, con i suoi codici interpretativi stilistici a cui pensa da anni, lui alle prese con modificazioni di onde sonore, linguaggio di estrema modernità, eppure più il noto panorama umbro scorre veloce dai finestrini, più loro trovano un fil rouge che li condurrà ad una lettura comune della realtà che vivono. E’ il 2009 l’ultimo anno in cui è possibile rinnovare il loro contratto Co.co.co. (collaborazione coordinata e continuativa) che li accompagna senza ferie pagate, senza malattia, senza tutele e diritti da più di un quinquennio. E’ il 26 settembre, per la precisione dei fatti, giorno del festeggiamento serale del compleanno della pianista. Un regalo precario? Il compositore arriva in ritardo alla festa ma con un prezioso plico, uno spartito per Canto e Pianoforte in stile tardo settecentesco dal titolo “L’Aria del Cococò” estratto dall’ Opera “Le Gite ternane”, sotto pseudonimo Ignazio Ubaldo Venceslao de’ Putiferi. La pianista non resiste (e il compositore ci sperava) e invita il suo amico ad eseguire a prima vista per i suoi ospiti l’Aria regalata. Un inaspettato trionfo per il de’Putiferi. Il testo la loro storia, la musica il loro trascorso. Da quel momento il de’ Putiferi è il catalizzatore di una rinnovata creatività, di una riscoperta vitalità, musicale ed esistenziale, di una traduzione metaforica della deprimente realtà lavorativa. Tanto più le vicende quotidiane, le paradossali quanto faticose dinamiche burocratiche, le ingiustizie degli ingranaggi di un mondo del lavoro surreale si susseguono inesorabilmente e costringono ad affrontare e a fare i conti con una realtà disagevole, tanto più sgorgano nuove Arie, lettura ironica e feroce (con più piani di lettura) che nel loro susseguirsi delineano un quadro sempre più puntuale ed analitico dell’incomprensibile meccanismo di perversione sociale. Quindi la discussione in segreteria con l’economo dell’Ufficio del Personale del Conservatorio sulla tariffazione oraria sempre più a ribasso per le detrazioni fiscali, l’ennesimo infruttuoso incontro con il Responsabile Culturale della Regione incapace di comprendere le reali necessità artistiche, l’imperante quanto agghiacciante ascesa dell’inarrestabile quanto incomprensibile successo di presunti musicisti dediti alla scrittura di sottofondi musicali new age da sala da aspetto o da massaggi estetici, la delirante Riforma dei Conservatori con gli alchemici virtuosismi dei nuovi programmi ministeriali, i patetici espedienti per sopravvivere che costringono musicisti di ogni estrazione a rocambolesche indagini di mercato o improbabili insegnamenti di altrettante improbabili nuove discipline nordafrocubane (bienni di Alta Formazione Artistica Musicale), ipotetici famosi di isolechenoncisono, necessari doppi stipendi e polizze assicurative che non cautelano, diventano...Il Contratto, L’Assessore alla cultura, I Nuovi Geni, La Riforma, Le Inquietanti Novità, Il Vero Trendy, ecc. Il movimento creato crea movimento intorno, ed il de’ Putiferi (che comincia a suggerire una sua identità e contestualizzazione storica) annette a sé artisti ed espressioni. Ritrovamenti di falsi ritratti dell’epoca ad opera di pittori contemporanei, scoperta di carteggi, ipotetiche donazioni da ambienti ecclesiali, manoscritti rinvenuti da musicologi ricercatori, tutto contribuisce alla nascita di un vero e proprio spettacolo di Teatro Musicale. E’ il 25 dicembre dello stesso anno che Arie Precarie (Arie antiche e problemi moderni) va in scena nell’antico quanto fatiscente Casale del ‘6OO della Cervelletta a Roma in un’accogliente sala con camino ed un pubblico caloroso e partecipativo che sancisce il primo successo del concerto – spettacolo. I due interpreti, Simona Marino al pianoforte ed Eduardo Carlo Natoli voce, entrano in scena con tute da lavoro artigianale. La MusicoPratica Silvia Paparelli docente di Storia della musica presso lo stesso Conservatorio, fino ad allora precaria e solo da pochi giorni passata di ruolo, introduce e punteggia l’intero spettacolo con video proiezioni; una voce recitante che accompagna lo spettatore alla scoperta della vita e della poetica del de’Putiferi. I due personaggi in tuta diventano Precarius e Precaria. Alle loro spalle le proiezione dei sottotitoli dei testi contribuiscono a non permettere alcuna ambiguità sui sostanziali contenuti delle Arie. Ed è solo qui che grazie alla potenza comunicativa della metafora, invenzione e realtà si fondono. Attualmente Simona Marino ed Eduardo Carlo Natoli non sono ancora passati di ruolo. Due Musici Illustri, contemporanei del de’Putiferi, usavano raggiungere accompagnandosi il prestigioso Conservatorio di Corte dell’urbetta ternana. I due viaggiavano spesso lungo i tracciati obbligati, tra fredde tramontane e capricciosi libecci su una bizzarra carrozza rossa accessibile solo da un lato, per una strana e persistente anomalia delle maniglie d’ingresso. Un mese e dieci giorni di viaggio che diventavano momenti di approfondimento, di studio e di confronto di tecniche e prassi esecutive putiferiche. Lei esperta di esecuzione dal vivo di sofisticati abbellimenti con particolare perizia nei mordenti inferiori, lui studioso di orchestrazione con specializzazione nella diversa applicazione del nuovo clarinetto in sostituzione al corno di bassetto, trovarono un faden rot che sfociò nella prima realizzazione dei mordenti inferiori per clarinetto solo. Ma è solo quando entrarono in possesso dell’Aria più importante del de’ Putiferi, l’Aria del Cococò, che i nostri raggiunsero un evidente ed acclamato riconoscimento che li legò per sempre al destino del Compositore. Tale fu il successo di questo Concerto d’Arie, che l’Aria del Cococò divenne per i due Musici Illustri non sol cavallo di battaglia, ma una sorta di “vezzo” con cui siglavano tutte le epistole che terminavano sempre, pria della firma autografa, con l’espressione “Con Complimenti Convinti” o nel caso di lettere formali indirizzate a Principi e Vescovi, con l’intento di procacciarsi ingaggi e scritture, “Con Convinti Complimenti”. Un’usanza divenuta in seguito molto in voga tra gli artisti di successo dell’epoca: siglare con una sorta di citazione in codice il proprio epistolario, così da ricordare al destinatario il trionfo di cui godevano in quel momento. Ma chi era Ignazio Ubaldo Venceslao de’ Putiferi? Cosa sappiamo di lui? Il de’ Putiferi nasce a Schifanoia, nella notte del 26 Settembre del 1809, quest’anno nel 1810 ma il prossimo anno nel 1811, pretesti continui per celebrazioni di Bicentenari. Un compositore triste ed agguerrito, malinconico ed iracondo, fragile e passionale, sempre impegnato a combattere l’eterno contrasto tra arte e potere. La madre, è donna Violante Angelica Lavinia de’ Putiferi (in seguito diverrà Madre Ghironda), il padre ignoto. Gli studi di contrappunto presso il Duomo di Narni, Puer Cantores della Cappella Musicale Pontificia Sistina, in seguito Kappelmeister a Dresda. Fallita l’esperienza tedesca ritorna in Italia per l’imprevisto clamoroso successo dell’Aria del Cococò, su libretto, va ricordato, del Cav. Enrichetto Montoro da Narni, successo a cui resterà aggrappato per l’intera vita. Un unico fedele grande amico, paziente confidente, Marchetto da Cortona, pittore toscano, di cui restano diversi ritratti del nostro e che per tutta la vita lo sostenne e lo spronò anche attraverso un’intensa corrispondenza di cui è stata trovata ampia testimonianza. Un unico ineluttabile acerrimo nemico, perenne antagonista nell’ambiente musicale, compositore alla moda, opportunista e senza scrupoli, con atteggiamenti di smaccato populismo volgari ed allusivi ma acclamato dal pubblico meno colto e di facile gusto, tale Felicetto della Corte, che rappresenterà per sempre una piaga nella vita del de’ Putiferi. Ignoti furono anche i motivi che lo spinsero, all’inizio del 1888, a prendere la via delle Americhe, a bordo della nave Hammonia della linea Hamburg-Genova-New York. A New York il de’ Putiferi arriverà, forse spinto da una nuova avventura amorosa per la cantante lirica Milena Stokawsky, ma le sue tracce si perderanno nella Grande Tormenta che spazzerà la costa orientale degli States mietendo oltre 400 vittime? O non arriverà mai a destinazione perso nella lunga notte di traversata? Si seppe che i due Illustri Musici gli resero omaggio finchè poterono, girando in lungo e in largo Teatri e Sale Cortigiane e portando ovunque le verità che si celava dietro testi apparentemente incomprensibili per l’epoca ma che oggi restano un’inconfutabile testimonianza dell’immutata condizione del musicista attraverso i secoli. Il 25 Dicembre, notte di Natale del 1850, nello scenario dell’antico Casale della Cervelletta alla presenza del Pontefice Papa Pio IX, altresì conosciuto come Mastai Ferretti e di un pubblico entusiasta, il Concerto d’Arie rese l’ultimo omaggio alla memoria del tormentato e visionario de’Putiferi. I due Illustri Musici entrarono in scena vestiti da carbonai accompagnati dalla presenza di una gentile donzella che mimava con giochi di luce che disegnavano ombre proiettate sul muro, l’incredibile trascorso del de’ Putiferi. Innanzi al pubblico un gobbo srotolava pergamene su cui scorrevano i visionari ed incomprensibili testi affinché lo stesso Pontefice potesse capirne il significato allusivo. Ardue metafore? A tutt’oggi il corpo di Ignazio Ubaldo Vencesalo de’ Putiferi non è stato ancora ritrovato. Ma il suo ruolo nella Storia della Musica, sì.